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1959. Lanny Morris e Vince Collins sono i due entertainer più famosi degli Stati Uniti. Conduttori inarrivabili riescono a gestire una Maratona Telethon che ottiene esiti che vanno al di là delle più rosee speranze. Una donna trovata morta in una cassa a loro destinata separa le loro carriere. I due hanno un alibi ma no riusciranno più a lavorare insieme. Quindici anni dopo una giornalista rampante riesce a strappare un contratto favoloso con un editore a patto di riuscire a riaprire il caso. Avvierà così un'indagine che la porterà a scoprire diverse facce della verità...anche su se stessa. Atom Egoyan, dopo il parziale 'detour' di Ararat, torna ai suoi temi preferiti: l'ambiguità della vita, la ricerca della verità sin dall'inizio votata al fallimento, il tentare di rimuovere, sapendo già di non riuscirci, le apparenze di cui gli esseri umani si rivestono per non scoprirsi (nella sua visione) desolatamente 'nudi'. Cosa di meglio allora del mondo dello spettacolo con i suoi lustrini e con i suoi doppifondi dell'anima? Intrigante sin dal titolo ('lie' sta per 'mentire' e 'giacere' quindi il titolo può essere letto sia come "Dove si trova (giace) la verità" oppure "Dove la verità mente") con questo film il regista di Exotica e di Il dolce domani riaffronta le proprie (ormai quasi ossessive) domande sull'esistenza. Lo fa con uno stile che è ormai talmente personale da affascinare anche quando, come in questo caso, una parte della 'possibile' verità diviene prevedibile attorno a metà film.
Da vedere, sino alla fine! :-)
Un film di Giuseppe Tornatore. Con Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber.
Clara Dossena, Angela Molina, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Kseniya Rappoport, Nicola Di Pinto, Paolo Elmo, Simona Nobili, Elisa Morucci, Giulia Di Quilio, Pino Calabrese Drammatico, durata 118 min. - Italia 2006.
Oggi vi suggerisco un film del 2006, l'ho visto per caso lunedì in TV e mi è piaciuto veramente tanto!
Di Irena non si sa molto, solo che è arrivata in Italia dall'Ucraina. O forse è tornata, dopo alcuni anni, per chiudere un conto. Con l'aiuto di un portinaio interessato (Haber), trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi. Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Sembra cominciare a trovar pace, ma ecco che si ripresenta il male che ha deciso del suo passato e che ha le sembianze dell'aguzzino Muffa (Placido). La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore arriva a quasi sei anni di distanza da Malena. Il regista di Bagheria ha avvolto il tournage nel mistero, assicurandosi che nessuno parlasse o sapesse nulla del film che preparava. Scopriamo ora che questo mistero prosegue e oltre, svelandosi solo poco alla volta, in un racconto che interseca piani temporali diversi, come avveniva in uno dei suoi precedenti e migliori lavori, Una pura formalità, col quale condivide anche un ribaltamento finale d'effetto. Meno enigmatico, più chabroliano nel suo inserire la protagonista come un detonatore d'esplosivo all'interno di una famiglia borghese, il film ha il grande pregio di presentarsi più secco e nudo degli altri, spoglio d'enfasi espressive e non costruttive. Un cast di attori noti –Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina- vortica senza protagonismi attorno alla "sconosciuta" Xenia Rappoport, interprete russa di scuola teatrale, cuore e corpo del film, che sulla sua figura si regge senza barcollare. La schiavitù sessuale delle ragazze che entrano nel nostro paese dalla frontiera orientale non è qui materia da denuncia sociale ma sfondo di un incalzante thriller psicologico macchiato di orrore che ci aggancia fino agli ultimi minuti, quando fa capolino qualche inquadratura troppo lunga, sussulti di sentimentalismo che, in coda, non inquinano ormai più. Certo l'immaginario di Tornatore circa le compravendite sessuali, le scale a chiocciola e i soldi sporchi non è estraneo all'influsso delle immagini di altri maestri, ma tuttavia il film trova una sua identità precisa e incisiva e un'atmosfera che deve tanto alla luce mitteleuropea di Trieste. L'emozione nasce dalla centralità di Xenia/Irena, dalla forza di un personaggio femminile che cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua femminilità che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. Nell'inquadrarla, nel seguirla, nel calibrare il proprio ritmo sul suo respiro sospeso dalla paura, Tornatore dà prova di riuscire a nascondere, per una volta, i virtuosismi della macchina da presa e a farli sparire dentro la storia che racconta, a tutto vantaggio del godimento dello spettatore.
Quest'anno la NOTTE degli OSCAR ha ricevuto poca importanza in questo blog rispetto al passato! Chiedo scusa ma la testa era da tutt'altra parte!! In ogni caso... Nessuna sorpresa all’edizione 2009 degli Academy Awards, dove quasi tutti gli Oscar sono stati assegnati secondo i sempre più precisi pronostici. A portarsi a casa il maggior numero di statuette è stato il film “The Millionaire” di Danny Boyle, pellicola che ha registrato un assoluto trionfo vincendo ben otto premi tra cui quello per il miglior film. Per quanto riguarda gli attori, Sean Penn è il miglior attore protagonista in “Milk”, mentre Penelope Cruz è la prima donna spagnola a vincere un Oscar come miglior attrice. Tra i non protagonisti arriva una meritata statuetta all’interpretazione di Kate Winslet in “The Reader” e l’ennesimo riconoscimento postumo per Heath Ledger. Miglior film -The Millionaire, regia di Danny Boyle, Miglior regia - Danny Boyle - The Millionaire, Miglior attore protagonista -Sean Penn - Milk, Migliore attrice protagonista -Kate Winslet - The Reader - A voce alta Miglior attore non protagonista -Heath Ledger - Il cavaliere oscuro, Migliore attrice non protagonista -Penélope Cruz - Vicky Cristina Barcelona, Miglior sceneggiatura originale -Dustin Lance Black - Milk, Miglior sceneggiatura non originale -Simon Beaufoy - The Millionaire, Miglior film straniero -Okuribito, regia di Yojiro Takita (Giappone), Miglior film d’animazione WALL-E, regia di Andrew Stanton e altre!
Non ti muovere (2004)
Un film di Sergio Castellitto. Con Sergio Castellitto, Penelope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro. Genere: Drammatico, colore 125 minuti.
Come avevo accennato, anziché farmi ubriacare con le stronzate del GF o di X-FACTOR, lunedì mi son gustato un bel film.
E’ un bel film, di qualche anno fa che non avevo ancora visto pur avendone sentito parlare (se non altro perché è tratto da un libro). Qualche recensione lo definisce “sporco” ed è proprio la sensazione che il film ti lascia addosso. Non amo i recenti film italiani, sempre eccessivamente pesanti e prevedibili (vedi Muccino, la sua ultima creatura è di una prevedibilità a dir poco disarmante!).
Trama di NON TI MUOVERE: un chirurgo vede arrivare nell'ospedale dove lavora, proprio sua figlia, in coma a seguito di un incidente stradale. Nel corso del lungo intervento, Timoteo, disperato, svela sé stesso, confessando, in un immaginario dialogo con la figlia, un segreto doloroso: la storia, di un amore extraconiugale potente e viscerale. Sergio Castellitto raggiunge con questo film la piena maturità artistica come regista e interprete, perché sa trarre dalla memoria e dal dolore l'energia per raccontare di un amore tanto 'impossibile' quanto alimentato con tenacia e passione. E' un omaggio alle donne senza retorica e a cuore aperto. La moglie Elsa (con le sue domande inespresse per paura di infrangere la fragile trama di complicità della vita matrimoniale), Italia (con la sua apparenza volgare e con i suoi profondi moti dell'anima) e infine Angela, la figlia, che in qualche misura convoglia nella sua personalità (delineata con pochi ma precisi squarci in flashback) quella delle altre due. "La vita è un deposito di scatole vuote, mancate. Siamo quello che resta, quello che abbiamo arraffato" afferma Timoteo nel libro. Siamo anche, sembra dirci il regista con una delle prime inquadrature del film, un casco pieno di pioggia. La morte e la vita si contendono in ogni istante il nostro essere. Il cinema può aiutarci a leggere meglio questo conflitto. Lo ha già fatto in passato. Continua a farlo con questo film. (da mymovies.com). Se non l'avete visto fateci un pensierino, non è un capolavoro certo, ma merita di essere visto. Domani a mezzanotte tutti pronti: a Los Angel va in scena la cerimonia di premiazione che precede di qualche mese la Notte degli Oscar.
Quest'anno anche l'Italia ha la sua speranza: partecipiamo con il film italiano "Gomorra" (tratto dal libro-inchiesta di Saviano) e incrociamo le dita. Certo, i fatti che narra non rendono un quadretto allegro dello stivale (e tra l'altro non ho ancora letto il libro, nè visto il film... ahime... ma cercherò un giorno di vederlo). Ne parlo qui perchè c'è una certa risonanza a livello mediatico e perchè i bookmaker americani lo snobbnao e a me piace (come sempre) sfidare tutto e tutti.
Tra i favoriti l'interessante Slumdog Millionaire che racconta la storia di un ragazzo indiano che da analfabeta diventa star del programma televiso "Chi vuol essere milionario?".
Da grande appassionato di cinema quale sono, nonchè egittofilo, oggi dedico un post ai vari film dedicati alla Mummia. [Fonte: mymovies.it]
Il primo film è del 1932, "The mummy" di Karl Freund con Boris Karloff (b/n, 72 min.): A Tebe nel 1921 due archeologi scoprono la mummia di Imhotep, gran Sacerdote. Leggendo ad alta voce una pergamena si restituisce la vita alla mummia che fugge. Dieci anni dopo, con l'aiuto di un misterioso assistente, si trova un'altra mummia, quella di una principessa, la cui anima s'è reincarnata nella fidanzata di uno dei due scienziati. In linea con l'espressionismo tedesco, quest'opera è diventata un piccolo classico onirico della Universal. Ha avuto una numerosa discendenza a Hollywood: 5 film sullo stesso tema, ahimè tutti mediocri: Mummy's Boys (1936) di F. Guiol in chiave comica; The Mummy's Hand (1940) di C. Cabanne, The Mummy's Tomb (1942) di H. Young, The Mummy's Curse (1944) di L. Goodwins. Gli ultimi 3 sono interpretati da Lon Chaney Jr. Il personaggio fu ripreso negli anni '60 da Terence Fisherche che realizzò La mummia (1959) remake britannico del celebre film del '32. Inizio lento, ma poi il racconto cambia marcia e nell'ultima mezz'ora ha un andamento mozzafiato. In seguito: Il mistero della mummia (1964) di M. Carreras, Il sudario della mummia (1966) di J. Gilling, Exorcismus-Cleo la dea dell'amore (Blood from the Mummy's Tomb, 1971), tratto dal romanzo Jewel of the Seven Stars di Bram Stoker e diretto da Seth Holt che morì durante le riprese e fu sostituito da M. Carreras. Infine Hollywood riscopre questo classico: "The Mummy" nel 1999 di Stephen Sommers che ripropone la storia condita con straordinari effetti visivi, un montaggio frenetico e un buon cast: Rachel Weisz, Arnold Vosloo, Brendan Fraser. Intrattenimento assicurato. Ci riprovano nel 2001 con lo stesso regista e cast ed è ancora un successo, è il proseguo del primo film alcuni anni dopo e la storia convince: il film tracimare di effetti speciali, sempre più stupefacenti e sono presenti intrecci di storia: le due mummie del primo episodio, portate a Londra, resuscitano e cercano di rapire il figlio di Evelyn e di Rick. Primo nodo. Si aggiunge un nuovo personaggio, il Re scorpione. Orrendo mostro che vuole conquistare il mondo alla testa di un esercito di zombi. E' stato fatto poi un film spin-off (2002) a parte de Il Re scorpione, che francamente si sarebbero potuti evitare! Infine nel 2008 la mummia è stata resuscitata (ancora una volta) ma... in Cina! ...La mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone: sinceramente mi astengo dal commento, non l'ho visto (al massimo lo guarderò un giorno in DVD) ma lasciatemelo dire: mi sa di polpettone remake ritritato... sbaglierò? E' già troppo che ho messo la locandina insieme alle altre... perchè secondo me non c'entra nulla!
>>In ogni caso meraviglioso il primo film del'32, in bianco e nero. Segue poi quello del 1999 e del 2001 per effetti grafici, buona recitazione e anche una trama aappassionante (pur essendo sempre più o meno la stessa solfa!). Che ne dite?
Sogni e Delitti si rivela come uno dei migliori film di Woody Allen. Se avete amato come me Match Point, apprezzerete senz’altro anche questo film ambientato anch’esso a Londra e con più di un punto in comune con la storia di Match Point (ad esempio il vestito, i toni e la parlata di Hayley Atwell sono praticamente gli stessi di Scarlett Johansson di Match Point, al punto che nelle prime inquadrature vi chiedere se è la stessa attrice o un’altra, come poi si rivela essere). Dal film traspare il gusto, l’abilità e lo straordinario agio che il regista prova nel raccontare una storia con risvolti thriller, drammatica, mai scontata e a tratti persino grottesca. Scritto con la consueta abilità e complessità Sogni e Delitti racconta (per la prima volta nel cinema di Woody Allen) una storia di una famiglia umile in maniera seria. Certo c’è uno zio ricco e una fidanzata inserita nel giro che conta che garantiscono ad Allen un bel po’ di scene da upper class (sospiro di sollievo!) ma il cuore della faccenda, i due fratelli, è una storia di scalata sociale e di criminalità data dalla necessità, di perdizione per la passione torbida provata per una donna attrice, di delitto e castigo, in un mondo dove a dominare è il caos e il caso.
Sogni e Delitti è indubbiamente un film d’altri tempi, c’è tutto il cinema classico, dall’uomo che nasconde in sé un potenziale omicida al confronto interiore con il divino, fino chiaramente all’ironia anche nel dramma. Se in Match Point il caso era l’elemento che decideva le sorti della storia, qui agisce senza regole e di continuo. Tutti i colpi di scena sono sempre frutto della fortuna o della sfortuna dando l’idea che i protagonisti controllino veramente poco della loro vita nonostante le forti decisioni che prendono. Con un’attenzione maniacale ma incredibilmente sempre diversa per le immagini, Allen fotografa il suo ultimo film con la solita profondità di campo (incredibili le prospettive che riesce a dare alla città, la barca così desiderata dai fratelli), indugiando sui protagonisti nelle inquadrature, mirando a connotare i due fratelli prima di tutto esteticamente nelle loro diversità (tuta da meccanico contro camicia e giacca) ma soprattutto nelle loro uguaglianze (incredibile come in certi punti sembrino davvero fratelli!), e raccontando il dramma senza indugiare sui particolari trucidi (la morte avviene sempre fuori campo, per negazione). Colin Farrell e Ewan McGregor sono due fratelli di origine proletaria. Il primo fa il meccanico, ha il vizio del gioco e un'attrazione fatale per il whisky, il secondo aiuta il padre al ristorante e coltiva confuse ambizioni di riscatto sociale. Quando il ricco zio, trasferitosi in Cina per affari, va a trovarli, i due si precipitano a chiedergli un prestito per uscire dai rispettivi impasse: uno è infatti nei guai con i creditori per aver contratto un debito di gioco, mentre l'altro ha perso la testa per una sensuale, misteriosa e volubile attrice dilettante, con la quale sogna di trasferirsi a Los Angeles. Lo zio si rivela disponibile ad aiutarli, ma pone una condizione pesante come un macigno: sarebbero disponibili a uccidere un suo nemico in affari, le cui rivelazioni potrebbero costargli la galera? Addio a Sydney Pollack
LOS ANGELES - E’ morto all’età di 73 anni Sydney Pollack. Sposato con tre figli, era nato a Lafayette il primo luglio (come me, lo sapevo!) del 1934. Regista, attore e produttore cinematografico. FILM - Considerato non a torto uno dei registi più fecondi del dopoguerra, si è confrontato con ogni genere, dalla grande storia romantica al film di suspence. Per La mia Africa (1986), con Robert Redford e Meryl Streep, (tratto dal libro di Karen Blixen), vinse sette premi Oscar tra cui Miglior Film e Miglior Regia. E' un film indimenticabile: le sue scene romantiche sono entrate di diritto nella storia del cinema. Ormai malato di cancro, nell’agosto del 2007 aveva dovuto abbandonare le riprese di un telefilm intitolato «Recount», sulle elezioni presidenziali Usa del 2000 e sul famoso ri-spoglio dei voti in Florida. Sydney Pollack aveva già girato film dalle tematiche politiche tra cui I tre giorni del condor (1975) con Robert Redford, suo attore-feticcio che volle di nuovo nel 1986 per il premiatissimo La mia Africa. Cresciuto in una famiglia di immigrati ebrei russi, Pollack realizzò anche il melodramma Non si uccidono così anche i cavalli? (1969), candidato a nove premi Oscar, Tootsie (1982) con Dustin Hoffman e The Interpreter (2005) con Nicole Kidman e Sean Penn. «Il successo di Tootsie e de La mia Africa mi hanno sorpreso», disse il regista nell’agosto del 2005 in un’intervista al sito di cinema MonstersAndCritics.com. «Erano generi completamente diversi, una commedia newyorkese contemporanea e un romanzo del passato. Ma credo che ’La mia Africa’ è il più vicino ai film che amavo da bambino», aveva detto. Non tutti i suoi film sono stati dei successi: «Havana»(1990), con il suo «favorito» Robert Redford, fu un flop commerciale.
Hollywood perde uno dei suoi più popolari registi, addio Sydney...
[Tratto e rielaborato da: Il Corriere della sera]
ROMA - E' stato Tito Andronico e Picasso, l'impeccabile maggiordomo di "Quel che resta del giorno" e Hannibal Lecter, Nixon e Galeazzo Ciano. Ora, giunto all'età di 70 anni (compiuti il 31 dicembre,) Anthony Hopkins si dà alla musica, e precisamente al piano. Per il 2008 ha annunciato un tour in giro per il mondo dove suonera' principalmente composizioni scritte di proprio pugno e che, accompagnato dal sottofondo musicale di un'orchestra, raccontera' storie e aneddoti della propria carriera. ''Preparo meticolosamente i miei personaggi - dice - ma riduco tutto all'essenziale. Per interpretare Hannibal non ho passato mesi in cliniche psichiatriche''. Hannibal Lecter, il personaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo, che gli ha fatto vincere un Oscar nel '91 con "Il silenzio degli innocenti" e che ha poi ripreso in due sequel, e' un tasto dolente, lo perseguita da anni, come accade a Christopher Lee con Dracula.
In centinaia di occasioni e' stato costretto a prendere le distanze dal sanguinario psichiatra: ''E' vero, ha cambiato il mio destino professionale, ma non e' riuscito a divorarmi. Credetemi, in privato sono una persona piuttosto normale: mi piace leggere, comminare sulla spiaggia, suonare il piano. Durante la pausa pranzo non mi avvento sugli altri attori''.
Figlio di una coppia di panettieri, nato a Margam nel Galles, due divorzi, un figlio, un nuovo felice matrimonio con Stella Arroyave nel 2003, una battaglia vinta contro l'alcolismo, leggermente dislessico ma con un'ottima memoria per i copioni, Sir Anthony Hopkins, Tony per gli amici, ha anche diretto tre film, l'ultimo dei quali, Slipstream ancora inedito, racconta di un anziano sceneggiatore chiamato sul caotico set di un film che ha scritto dove non riesce a distinguere tra realta' e fantasia.
Nel suo tour in giro per il mondo Hopkins avra' sicuramente molti aneddoti da raccontare. E' divertente quello che ha raccontato durante una sua visita a Roma qualche anno fa: ''Ero in un vecchio ascensore di ferro male illuminato di uno stabile fatiscente a Beverly Hills. Stavo scendendo da solo quando l'ascensore si e' fermato al terzo piano ed e' entrata una signora con un bambino senza accorgersi della mia presenza. La donna ha chiesto al ragazzino: che impressione ti fa questo posto? E lui: mi fa pensare ad Hannibal Lecter. Poi quando siamo arrivati al piano terra hanno dato un'occhiata dietro le spalle, mi hanno visto e sono scappati urlando. Sono ancora sotto Prozac!''.
Buon 2008 a tutti! Inizio con un post dedicato a uno dei film più belli del cinema e (of course) anche del sottoscritto! Quest'anno la sezione CINEMA e DVS sarà più curata (e con più iInterventi, promesso!)
 "PSYCHO" di Alfred Hitchcock. Cast: Janet Leigh, Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam, John McIntire, Simon Oakland, Patricia Hitchcock, Frank Albertson, Lurene Tuttle, John Anderson. Genere Giallo, b/n 109 minuti. - Produzione USA 1960.
Dal libro di Robert Bloch, è una storia molto forte, che venne nominata per 4 Oscar. Una bella impiegata Marion Crane, interpretata dalla bionda Janet Leigh) ruba quarantamila dollari e fugge. Cambia la macchina, si trova nel mezzo di un temporale e decide di passare la notte in un motel all’apparenza tranquillo, ma che in realtà nasconde un terribile segreto… Il proprietario è Norman Bates, all'apparenza un ottimo ragazzo che manifesta soltanto qualche piccola stranezza, come quella di impagliare uccelli. Il motel non ospita nessun altro cliente. La donna decide di fare una doccia prima di dormire. Sotto l'acqua viene aggredita e uccisa da un'altra donna, che si intravvede appena. La mattina Norman scopre il corpo. Sconvolto fa pulizia, mette il cadavere nel bagagliaio e fa sparire la macchina nelle sabbie mobili. Sconvolto perché sa che l'assassina è sua madre, che è patologicamente gelosa del figlio e non sopporta neppure che parli con altre donne. Un investigatore privato, con l'aiuto del fidanzato della donna uccisa, riesce a risolvere la matassa, anche se ci rimette la vita. Norman e sua madre sono la stessa persona: il ragazzo è pazzo, dopo aver ucciso la madre per gelosia ne custodiva il corpo in soffitta e si identificava in lei non sopportando il rimorso del proprio delitto. Psycho non era certo il migliore dei film di Hitchcock ma a volte le vie del culto percorrono strade misteriose. Negli anni Sessanta la pratica dell'inconscio non era certamente una novità, lo scalpore c'era già stato nel 1944 con Io ti salverò (Gregory Peck, con l'aiuto della Bergman e di un "freudiano" risolve le proprie angosce risalendo analiticamente a un incidente infantile), ma Anthony Perkins aveva dato un'interpretazione di tale efficacia da divenire da quel momento il più famoso "pazzo" della storia del cinema, senza più una possibilità autentica di emanciparsi da quel ruolo. La critica non ha mai perdonato a Hitchcock l'eccesso di crudezza (e di effetto) di certe scene. Ricordiamo le più famose: il teschio della madre seduta sulla sedia girevole, la morte del detective privato (Martin Balsam), la sinistra casa Bates sempre inquadrata contro un cielo minaccioso. Soprattutto la sequenza dell'uccisione di Janet Leigh sotto la doccia ha creato una vera psicosi collettiva.
(Anthony Perkins, impersona Norman Bates, il personaggio misterioso che abita e dirige il motel. Americano, nato nel 1932, morì nel 1992 di Aids. La sua caratteristica più marcata era la sua scelta di recitare in ruoli strani. Il suo personaggio in Psycho fu nominata quarto in una lista dei “100 grandi personaggi cinematografici di tutti i tempi”, per la rivista Première.
E voi? L'avete visto? Vi è piaciuto?
"BABEL" di Alejandro Gonzalez Inarritu. Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal, Kôji Yakusho, Adriana Barraza, Rinko Kikuchi, Michael Peña. Genere Drammatico, colore 144 minuti. - Produzione USA 2006
Oggi inauguro ufficialmente la Categoria "Cinema e DVD" che tratterà di film nelle sale ma anche di film da riscoprire in DVD o VHS (per i nostalgici!).
Ciodetto, questo intervento è dedicato ad uno dei più bei film che ho visto nel 2007 (e aggiungo anche dell'intera mia vita!). E' veramente un film da vedere e nonostante duri più di due ore vedrete che ne varrà la pena: seguite tutte le singole storie che paiono scisse ma poi indissolubilmebnte legate tra loro. Riporto una recensione (vedere il sito alla fine) accorciata: meglio poche righe che un romanzo, no? 
"Individui distanti tra loro migliaia di chilometri incrociano per qualche ora i loro destini sulla Terra, creando un disperato affresco di un’umanità sola e dolente. Il detonatore che innesca una reazione a catena in questo puzzle è il colpo di fucile partito dalle mani di due ragazzini in un paese sperduto del Marocco. Un gesto immotivato, compiuto quasi accidentalmente da due innocenti che, come in un domino, agisce profondamente sulle vite di tre gruppi di persone in diverse zone del pianeta: una coppia di americani lì in vacanza per risolvere una crisi coniugale, una domestica messicana alle prese con i figli dei due nel giorno del matrimonio di suo figlio, e un’adolescente giapponese, sordomuta ed emotivamente emarginata, alla disperata ricerca d'amore in una Tokyo caotica e alienante. Ossessionato dalle coincidenze del destino e dalle storie parallele, il messicano Iñarritu, già autore insieme allo sceneggiatore Arriaga del “grezzo” Amores Perros e dello straziante 21 grammi, alza il tiro per questa babele multietnica di storie e destini umani vincitrice del Premio per la Regia al 59° Festival di Cannes. Quattro episodi-limite di solitudine e dolore, quattro zone geografiche in cui i protagonisti sono o si sentono stranieri, quattro lingue più una (quella dei segni) per un film-manifesto della cultura globalizzata".
Ecco le altre copertine e il trailer del film (in inglese):
Oggetto: Ciak Collection
Colleziono la rivista di cinema Ciak da circa quattro anni, pur avendo in precedenza acquistato qualche numero con una certa assiduità. Ho comperato persino alcuni libri in allegato, sempre molto interessanti, mentre non ho mai preso i DVD che, pur interessanti, non mi sono congeniali e poi… non avrei più spazio in camera!!!! In verità il mio numero preferito, sia prima che dopo l’abbonamento annuale, è e resta quello di AGOSTO, dove vengono presentati in anteprima in piccoli trafiletti i “next movie”, ovvero i film che la nuova stagione porterà (se e quando alla volte è un mistero, visto i capricci della distribuzione italiana, essendo un dato di fatto che alcuni bei film non arrivano o arrivano troppo tardi… O non arrivano proprio!). La ragione del mio intervento a tal proposito non è quello di illustrarvi la rivista Ciak (è una delle più conosciute in Italia ma anche in Portogallo, Spagna e Grecia) J, ma di suggerirvi alcuni titoli che ho trovato interessanti, film che vorrei andare a vedere, anche se non assicuro nulla: alle volte un film pare chissà cosa e poi una volta visti si rimane delusi o viceversa. Fortunatamente il Ciak spesso incontra il mio gusto, discostandosi di poco dal giudicare un bel/brutto film allo stesso modo di come lo giudico io una volta uscito dalla sala (ovviamente non riesco mai a vedere tutti quelli che vorrei perché non è materialmente possibile!). A primo acchito e invogliato dalla lettura delle proposte, suggerirei questi film (tra parentesi il titolo originale, dato che alle volte cambiano all’ultimo! E un (?) dove non sono sicuro che mi possa piacere del tutto!!!):
-DALIA NERA (The Black Dahila) di Brian De Palma,
-BABEL di Alejandro Gionzàles Inarritu,
-L’ARTE DEL SOGNO (La science des rêves) di Michel Gondry, (?)
-LADY IN THE WATER di M. Night Shyamalan, (?)
-SLEVIN-PATTO CRIMINALE (Lucky Number Slevin) di Paul McGuigan,
-I PIRATI DEI CARAIBI, LA MALEDIZIONE DEL FORZIERE FANTASMA (Pirates of the Caribean: Dead man’s Chest) di Gore Verbinski,
-COMPLICITA’ E SOSPETTI (Breaking and Entering) di Anthony Minghella; (?)
-VITAL di Shinya Tsukamoto, (?)(?)à è doppio, visto la trama!!! J
-THE FOUNTEIN di Darren Aronofsky, (?)
-I FIGLI DEGLI UOMINI (Children of men) di Alfonso Cuaròn,
-LA GANG DEL BOSCO (Over the Hedge) di Tim Johnson,
-DEJA VU di Tony Scott,
-MARE NERO di Roberta Torre (?)(?)(?)à si e no!
-LE SEDUTTRICI (A good Woman) di Mike Barker, (?)à O. Wilde rende ancora al cinema?
-NON E’ PECCATO (Quinceanera) di Richard Glatzer, (?)
-BLACK BOOK (Zwartboek) di Paul Verhoeven,
-DOWN IN THE VALLEY di David Jacobson, (?)
-PROFUMO (Das Parfum) di Tom Tykwer.
Come vedete ci sono molti INTERROGATIVI!!! Stavolta poi sono più incerto anche sui film che mi sembrano più interessanti… Vedremo!
Onde evitare una (mega) querela, faccio un po’ di pubblicità: il Ciak di agosto ’06 da cui prendo spunto, è in edicola fino a fine mese, ma potete sempre richiedere per chi fosse interessato, l’arretrato. Lì troverete le recensioni dei titoli suggeriti.
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