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日志


InterWriteProject: THE END

IWP: THE END

IX

  Sam Hoper e Lukas Feigl si muovono con attenzione lungo le scale. Sono indecisi sul da farsi e prestano attenzione affinché non siano scoperti da qualche guardia.
«Non c’è nessuno» è la risposta di Lukas, sbirciando.
«Non abbiamo tempo da perdere» afferma Sam.
«Ma la nostra scelta avrà delle ripercussioni, te ne rendi conto?»
«Non possiamo fare altro. La vita di Monica, di Roberto Zanchi e quella di Carmen appaiono ora legate tra loro». Medita poi tra sé: “Carmen… non fare pazzie. Non è uccidendo il Boss che metterai la parola fine a questa storia. Troveremo una soluzione, ma non fare niente di cui potresti pentirti”.
«Sam… Mi ascolti? Non credo che le ragazze siano insieme. Sappiamo cosa intende fare Carmen e Monica potrebbe esserle solo d’impiccio. Suggerisco di dividerci e di chiamare i soccorsi.»
«Tu andrai giù e io salirò. Chiameremo i soccorsi non appena avremo trovato Monica. Carmen potrebbe perdere la testa se capisse che la polizia sta per intervenire. Una volta trovata Monica chiama un’ambulanza. Se la rintraccerò prima io, procederò allo stesso modo».
 
I due si guardano e senza dirsi null’altro si separano. Frattanto che Sam perlustra il piano superiore, Lukas si muove rapido alla ricerca della ragazza. “Monica è in serio pericolo” continua a pensare, avanzando rapidamente e cercando la ragazza. “Dove sei, dannazione?” vorrebbe gridare a voce alta. Si trattiene dal farlo: ignora se qualcun altro sia lì. Magari la stessa Carmen o il Boss. Respira calmo, cercando di mantenere il controllo. Digita sul suo cellulare il numero di Sam, ma non appena viene mostrato il segnale di collegamento interrompe la chiamata. Qualcosa ha attirato la sua attenzione: Monica è proprio di fronte a lui, con un bavaglio e il volto rigato dalle lacrime. Ai suoi piedi una tanica di benzina e alle sue spalle parecchi monitor. Su un tavolo un portatile mostra il countdown del blog di Carmen: mancano meno di tredici minuti…
«Oh cazzo!» esclama.
 
Sam sale rapidamente gli scalini, prestando attenzione ad ogni possibile rumore. Non ha udito alcun colpo d’arma da fuoco, ma non potrebbe dirlo con certezza: non conosce cosa sia accaduto negli istanti precedenti. Non sa nemmeno se Carmen userà una pistola o quant’altro. Di una cosa però è certo: sa benissimo che lei potrebbe essere armata. Gli ha sempre detto che aveva paura e in quegli ultimi mesi trascorsi insieme, prima della sua improvvisa partenza, aveva addirittura acquistato una pistola. Tutto in regola, ma la cosa non gli piaceva. Affatto.
Apre la porta con un calcio e vede il boss oramai esanime con la bava alla bocca e gli occhi assenti.
«E così hai scelto di salvare quest’uomo. Ma è stata una mossa inutile… come puoi ben vedere... Overdose. Glielo dicevo sempre che con quella merda prima o poi ci sarebbe restato secco. Ormai non puoi più fare nulla per lui. O per me» sentenzia Carmen Johnes, in piedi al centro della stanza.
Il suo sguardo è gelido. Sam ha un sussulto.
«Non avrei mai creduto che sarei stata capace di uccidere un uomo… ma la rabbia e la vendetta possono spingere una persona a compiere i gesti più impensati. Moorezed: questo era il suo nome in codice.»
«Non riconosco la donna che ho amato».
Sam pare allibito: se avesse inteso che le ragioni di Carmen erano così forti, glielo avrebbe impedito… Non avrebbe dovuto lasciarla uscire con Monica. Sapeva di non potersi fidare di lei e nonostante tutto le ha permesso di portare a compimento il suo intento…. Lui, Monica, Lukas e persino Roberto Zanchi: tutte pedine di quell’assurdo gioco.
«E’ stato un enorme sbaglio» ammette. «La polizia non tarderà ad arrivare» le comunica, indeciso sul da farsi.
«Ci penserà Lukas a chiamarla? Quell’impiccione? E’ andato tutto storto anche per colpa sua. Ma c’è una cosa che devi sapere… tic tac… tic tac… povera Monica… il tempo per lei… Lukas la troverà? Sei proprio sicuro? Guarda il tuo orologio.»
Sam volge lo sguardo al quadrante che ha al polso e scopre con rammarico che il countdown indica 0 h, 3 min e 25 secondi.
«3 min e 25 secondi. Devi dirmi dov’è Monica e consegnarti alla polizia. Io non ti abbandonerò. Te lo prometto.»
La ragazza si beffa di lui. «Quanto tempo è rimasto, amore mio? Poco più di tre minuti, dico bene? Sam… non hai salvato questo bastardo, non salverai nemmeno quella poveretta… avresti dovuto salvare lei. O salvare me… Al primo piano. Una tanica di benzina…»
«Andiamo via Carmen. A quanto dici potrebbe esplodere tutto.»
«E’ finita», dice impugnando una pistola e rivolgendola prima verso l’uomo e poi verso di sé.
«Carmen… Non deve finire così. Insieme possiamo ancora farcela. Io…»
«Addio».
Bang. Un colpo sordo e la ragazza si accascia a terra. Il counter segna che mancano due minuti.
Sam è sul punto di avvicinarsi a Carmen, afferrare quel corpo esanime che ha amato e che ora ha perduto per sempre. Non sarebbe dovuta finire così. Possibile che il countdown segnasse questo? La fine di ogni cosa? Sam si morde le labbra e una lacrima gli scende lungo la guancia, non trattenuta. Se fosse arrivato prima… Se avesse parlato con lei… Se… Ripensa al loro primo incontro, quando le aveva versato nel suo bel vestito bianco un quarto di sangria...
In quel garbuglio di pensieri, gli appare il volto di Monica, forte e deciso, come un inatteso pugno sul mento… “Che cosa  le sarà capitato? Che Lukas abbia trovata?” si domanda osservando la chiamata senza risposta del suo cellulare. Non potendo più fare nulla per Carmen, si precipita correndo, al primo piano.
L’immagine pare rallentare. Sam cerca i due ragazzi e non trovandoli l’ansia pare divorarlo. Che sia capitato qualcosa anche a loro? Non si sarebbe mai perdonato anche la loro perdita… aveva sbagliato tutto. Carmen aveva tessuto una tela sin dall’inizio, giocando con i suoi sentimenti… perché aveva deciso di togliersi al vita? Perché? Doveva scegliere se salvare lei o Monica e lui aveva scelto per Carmen, la donna amata. Molti avrebbero fatto lo stesso, altri forse avrebbero riflettuto più volte su quella donna che, sparita per sette mesi, lo aveva richiamato con un blog e messo in allarme. Si chiede se tutto quello sarebbe stato evitabile e non riesce a darsi una risposta. Sente la collera montare e proprio in quel momento, scorge Lukas, intento a liberare la ragazza. L’orologio al suo polso segna 0 h, 0 minuti, 0 secondi.
«E’ finita?»
Non accade nulla…
«Che fosse tutto un bluff?» si domanda osservando il timer. Con stupore scorge che il blog e il countdown lampeggiante hanno un orario differente a quello indicato dall’orologio al suo polso: mancano ancora dieci minuti. Non comprende il motivo, ma non è quello il momento di star a pensare ad una cosa del genere. Non c’è tempo, non può ragionare. “Dobbiam andare via da qui. Subito” è il suo unico pensiero.
«Monica sta bene?» domanda rivolgendosi a Lukas.
La ragazza fa un cenno con il capo, poi aggiunge: «Dov’è Carmen?»
«Carmen…? Roberto Zanchi è morto e… anche Carmen… si è sparata di fronte a me.»
«Tutto questo non è possibile. Come è potuto succedere?» chiede Monica trattenendo a stento le lacrime. Odia quella donna, ma sapere della sua morte non le procura certamente alcuna gioia…
«Avrò modo di dirvi bene. Ora mi preme solamente una cosa. Lukas, non poi disattivare questo affare?»
«Ho tentato già da qualche minuto ma... Potrebbe saltare tutto in aria da un momento all’altro.»
«Sarebbe già dovuto accadere» dice Sam.
«Dobbiam andarcene.»
Prendono al ragazza e si allontanano dall’edificio. Una grande esplosione alle loro spalle si propaga per la stanza. La Fabbrica Huston è avvolta dalle fiamme, non appena le cifre del countdown mostrano “0:00:00”.
«C’è un cd… Per te… nascosto nel divano. Così voleva Carmen» riferisce Monica prima di perdere i sensi.
Intervengono i primi soccorsi e l’incendio viene domato, non senza difficoltà.

 

EPILOGO

Alcuni giorni dopo. 14 Agosto 2006.
Sam si è recato con Lukas all’ospedale: Monica Gambetti sta per essere dimessa.
«Come stai?» domanda Sam.
«Niente di grave. Solo i soliti accertamenti. Lukas mi ha informato: avete ritrovato il cd di cui parlava Carmen. Cosa conteneva?» domanda fingendo di non sapere nulla.
«E’ una specie di diario con ricevute e indicazioni. Io non riesco ancora a credere a cosa ho trovato…»
Lukas interviene, non riuscendo Sam a terminare la frase.
«Nel diario si parla di una neonata di appena un mese, affidata alle cure di un Convento di suore, a Firenze. Quella bimba è la figlia di Sam e Carmen. Ma questo tu dovresti già saperlo, essendo stata con lei negli ultimi mesi.»
«Si, ma non potevo parlar a Sam. Dovevo avere la certezza che nel cd fossero contenute le indicazioni e ogni cosa. Era un argomento delicato. Sette mesi fa lei sapeva già di essere rimasta incinta di circa tre mesi e con i guai in cui si era cacciata ha preferito venir in Italia. Ci siamo conosciute, ma la sua storia mi era oscura: sapevo solo che aveva bisogno di una mano. Così l’ho aiutata a cercare una sistemazione e un luogo sicuro a cui affidare la neonata fino a quando…»
«… Fino a quando non avessi saputo la verità» conclude Sam.
«Esatto. Ma c’è ancora una cosa vorrei sapere… Il countdown e il blog di Carmen avevano un timer impostato. Ricordo che tu al polso avevi impostato un identico timer. Cosa è accaduto?»
«Ricordi il messaggio di Carmen, quello che parlava del riscatto? In quell’istante il timer del blog si era bloccato per dieci minuti, mentre io scordai completamente di bloccare quello al mio polso. Questa è la ragione per cui abbiamo avuto quei dieci minuti in avanzo. Ma Carmen non poteva prevederlo e alla sua domanda io ho risposto che mancano pochi minuti, 3 minuti e 25 secondi... Il suo gesto forse è stato anche dettato anche da questo: credeva non ci fosse più tempo per metterci al riparo… nemmeno per lei…»
«Cosa farai ora con la bimba?» gli chiede Monica.
«La terrò con me. E’ parte di me. Sono confuso, ma… Lukas dobbiamo tornar a Barcellona. Non ha più senso restare qui.»
«Io non verrò.»
«Cosa dici? Dobbiamo tornare: il lavoro ci aspetta e non possiamo certo mollare tutto così su due piedi.»
«Resterò qui. Ho sempre avuto un debole per l’Italia e per le belle donne» dice rivolto a Monica.
«Dovresti restare anche tu. Cosa ti trattiene lì?» domanda questa.
«Trasferirmi in Italia? Non so cosa farò. Carmen mi ha portato qui. Questo posto… non credo sarei in grado di sopportarlo. E’ tutto da rifare. Ma una cosa è certa: questo pomeriggio ho un appuntamento al Convento delle suore: Marta mi aspetta» risponde Sam.

>>> IWP: THE END <<<

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Classifica n. 9

Ecco i risultati alla chiusura della 9a  e ULTIMA CONVOCAZIONE IWP!

Un sentito GRAZIE a tutti coloro che (ancora una volta) hanno risposto alla convocazione dando il Loro contributo.

Grazie per aver preso parte al project e per aver espresso i vostri voti!!

Potete controllare il RISULTATO DEI VOTI nell’immagine allegata alla fine di questo Intervento (clicca per ingrandirla. Oppure visualizzarla nell’Album IWP:Image alla destra del blog)!

Nell’Ultima Convocazione, i Partecipanti-IWP hanno deciso che:

-          il luogo dell’ultimo atto è………... LA FABBRICA HUSTON,

-          la parola in codice è…………………………….. MOOREZED!,

-          la modalità di uccisione del Boss…...……….…… OVERDOSE,

-          la parola “NSS” è tra………………..….. GLI ASTERISCHI,

-          Sam e Lukas prendono…………………..……….. LE SCALE,

-          l’addio di Carmen a Monica………….… ULTIMA CHANCE!,

-          il titolo del breve racconto IWP è…367 H, 58 Min, 23’.

 

 

    LINK IWP TEST per chi ancora non li avesse fatti:

TEST#1   http://rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=iwp

TEST#2   http://rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=fabietto83

 

Da domani la conclusione della storia sarà on line!